Vita da musicista: corista

Non so che idea abbiano le persone del mio mestiere. Quando dico che faccio la cantante non so quale incarnazione del mio lavoro si profili, offuscata, nelle loro menti. Magari mi immaginano su di un palco in un abito di lustrini, che a dire il vero era quello che avrei sperato io stessa nei miei romantici sogni di adolescente. O forse si tratta di una professione talmente incredibile da concepire in quanto occupazione legittima, che sarebbe piu’ facile dire che faccio la fatina dei denti.

Una mia allieva di sei anni non ci crede, anzi si rifiuta di credere che io faccia la cantante. Quindi questo e’ per te Greta, quando da grande ti ricorderai della tua maestra, googolerai il suo nome, sempre che ci sia ancora google, sempre che ci sia ancora internet, allora avrai la dimostrazione che non ti avevo presa in giro.

Si tratta nello specifico di un Sabato in cui ho cantato con The Golden Guys, la mia famiglia gospel. Ecco come e’ andata.

Fase 1: armi e bagagli

Il primo problema da porsi e’ mettere insieme una valigia di variabile capienza che contenga dagli elementi piu’ triviali, come trucchi e accessori di media eleganza, agli attrezzi del mestiere veri e propri nella loro inscindibile trinita’: microfono, asta e cavo. Ovviamente non puo’ mancare l’uniforme, o travestimento del caso; un’altro necessario elemento in questo lavoro che, talvolta, in nulla sembra essersi evoluto dalla sua manifestazione medioevale di menestrello errante.

Un tocco personale di cui vado particolarmente fiera, elaborato nel corso di anni di impreparazione, e’ l’aggiunta di una “borsetta dell’ipocondriaca”. Questo magico contenitore ha il ruolo di far fronte alla maggior parte delle emergenze mediche, relative principalmente agli organi interessati nella produzione di suono, e risolvibili da un civile non addestrato. Antidolorifici, antinfiammatori, spray per la gola, propoli; insomma il minimo sindacale per sopravvivere ad un concerto in qualunque stato di salute vocale.

Terza e fondamentale componente di quello che ormai sembrerebbe un appartamento portatile sono le vettovaglie. Qualche snack dolce e salato, e tanti liquidi. Ma forse sono io che sono ingorda.

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Cerone

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Uniforme The Golden Guys

Fase 2: il viaggio

Quando si tratta di un concerto Golden il viaggio implica solitamente per me una traversata della Lombardia, dall’estrema-quasi-piemontese provincia di Pavia ai dintorni di Bergamo o Brescia. Ennesima componente medioevale del mio lavoro.

Il viaggio e’ spesso condiviso con Guido, altro corista, pellegrino la cui fede per il gospel supera la mia anche solo per il fatto che il suo cammino parte da Savona.

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La foto piu’ artistica che potessi fare della Milano-Genova

Fase 3: il sound check

La terza e terzultima fase prima del traguardo rappresentato dalla performance e’ la piu’ estenuante, interminabile, delicata ed essenziale. La prova dei suoni, specialmente per un gruppo cosi’ numeroso di cantanti e strumentisti (rispettivamente venti e quattro), e’ come il suffle’: finche’ non e’ finito il concerto non si sa se i suoni andavano bene o no.

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La mia visuale della platea e della direttrice, Paola Milzani

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Lo spartito su cui buttare, clandestinamente, l’occhio

Fase 4: rifocillamento

Se il soundcheck finisce prima del concerto, eventualita’ da non dare per scontata, e’ concesso un breve momento per raccogliere le forze prima dello spettacolo. Questo, spesso, non contempla un effettivo, fisico, letterale nutrimento; il che spiega, di conseguenza, la mia premura nel munirmi preventivamente di snack.

Nella serata da me documentata per questa occasione e’ doveroso fare presente che del cibo ci e’ stato, in effetti, gentilmente offerto dall’organizzazione. Motivo per cui non ho avuto tempo di immortalare visivamente questo prezioso momento della serata.

Fase 5: il concerto

E poi inizia la magia. Si, sara’ sdolcinato e fastidioso, esprimerlo in questa maniera, ma temo sia tutto quello che voglio dire a riguardo. La musica e’ la piu’ volubile delle arti: esiste solo nel momento in cui la si fa. Ed e’ cosi’ che la si deve sentire, con le orecchie, con la mente e con la pancia, in quell’istante.

Quindi, per finire, un piccolo surrogato digitale di un un brano cantato da The Golden Guys. Non e’ certo come un concerto vero, ma potete sempre tenere d’occhio le nostre date live:

http://www.thegoldenguys.it/

 

 

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