Tecnologia umana

E’ facile fare un discorso ovvio sulla tecnologia, e come abbia cambiato il nostro vivere individuale e sociale. La tecnologia e’ come il parente scomodo in ogni famiglia: invadente, spesso superfluo, ma concede una cospicua mancia a Natale (o un’aspettativa di eredita’). Vogliamo credere di non averne bisogno, ma la scelta di trascurare l’ingombrante famigliare va a nostro rischio e pericolo. Allo stesso modo il santuario di aggeggi piu’ o meno all’avanguardia di cui ci circondiamo sembra essere indispensabile solo nella misura in cui ci abituiamo, gradualmente, ad integrare questi talismani nelle nostre azioni quotidiane. E una volta introdotti contaminano irrimediabilmente ogni nostra azione, come un instancabile parassita. Da qui il passo all’immaginare un futuro Matrixianesco dove le macchine tengono soggiogato il genere umano e’ decisamente breve. Tuttavia, quello che ho notato e’ che l’uso effettivo della tecnologia e’ spesso espresso con modalita’ molto ingenue. Modalita’, fondamentalmente, umane.

Nel mio paese hanno installato una serie di telecamere, una delle quali funge da spauracchio in un sottopassaggio pedonale per dissuadere i ciclisti dal pedalare e di conseguenza falciare i passanti appiedati. L’aspetto straordinario e’ che dall’altro lato della telecamera c’e’ davvero un impiegato comunale che comunica con gli eventuali ciclisti in flagranti; eccetto al fine settimana e di notte, che e’ probabilmente quando il servizio sarebbe piu’ necessario. Sono stata testimone di questo glorioso momento la scorsa settimana quando un signore, suo malgrado, non e’ sceso dalla bicicletta. Parte di me sperava di udire una voce tuonante che intimasse dall’altoparlante una dura sentenza. “Scenda dalla bicicletta come tutti gli altri, e’ una bella giornata, faccia due passi!”; con questo sel’e’ cavata il malfattore. Big Brother is watching, ma ti da una pacca sulla spalla; non controlla dispoticamente la tua coscienza e libero arbitrio.

Secondo scenario, che potrebbe essere ambientato ovunque, a casa, a cena, in un qualsiasi contesto sociale: un gruppo di adulti, assieme, al telefono. Ognuno al suo, insieme ma non troppo. L’ homo sapiens che si ricurva nella scala evolutiva, su uno smartphone. E quali mirabolanti benefici trarranno questi esseri umani da una tecnologia cosi’ raffinata che neanche in “Ritorno al futuro” ce l’ hanno fatta ad anticipare? Giocano al solitario, guardano le foto dei loro figli, flirtano, si mandano le barzellette (si, va bene, i “meme”). In sostanza, tutte cose che si potevano fare benissimo anche prima, quando il tablet non era che un prop di “Star Trek” e per giocare a carte non serviva un’app ma delle altre persone.

Saremo quindi un giorno schiavi della malvagia tecnologia e di chi la fruisce e controlla? Forse lo siamo gia’, ma fortunatamente ne facciamo un uso troppo umano perche’ ci renda, nel profondo, meno umani.

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