Solvente

Ho una bottiglia di solvente per le unghie che e’ quasi finita. Non sarebbe, di norma, una cosa molto speciale; se non fosse che e’ una bottiglia che ho comprato in Inghilterra. Quando ci abitavo, intendo. E’ una bottiglia molto grande, da 250ml, quindi devo averla da parecchio tempo. Avrei potuto benissimo lasciarla quando ho ritraslocato in Italia, un anno e mezzo fa. Del resto, non mi sono fatta tanti problemi ad abbandonare gli appendini verde acqua di Primark, quelli coi bordini anti-scivolo in stoffa leggermente pelosa; anche se poi me ne sono pentita.

Eppure la bottiglia quel viaggio di ritorno l’ha fatto (con il brivido dell’illegalita’ di portare materiale infiammabile su un aereo). Piu’ per uno strano senso pratico dato dal suo contenuto che per un valore emotivo. Ma ora che sta finendo forse un valore emotivo cel’ha; a guardarla bene innesca un domino di ricordi di una vita e di un’eta’ che erano mie.

E’ una formula di solvente “acetone-free”. Non sono intellettualmente contraria all’acetone, ma solo traumatizza da un micro evento. Una volta ero uscita apposta per comprare del solvente per unghie. Ma alla cassa automatica ero stata bloccata da una commessa perche’, a suo dire, non potevo acquistare un prodotto contenente acetone senza mostrare un documento che provasse la mia maggiore eta’.

Ad oggi posso solo ipotizzare che fosse un problema legato all’uso creativo dell’acetone da parte degli adolescenti disagiati come solvente per cucinare la droga. Essendo un supermercato Morrisons, frequentato da studenti e lower class, poteva anche essere una precauzione legittima. Fatto sta che no, non avevo un documento. Anche perche’ sarebbe stata la carta d’identita’ italiana di carta, gia’ schifata da quelli del controllo passaporti di ogni aereoporto inglese, figuriamoci una commessa del Morrisons. Da allora ho sempre comprato “acetone-free”, per evitare problemi.

Questa bottiglia, poi, l’ho presa da Sainsbury’s: il supermercato che fa le borse di plastica arancioni. Le riciclavo, in doppio strato, come borse della spazzatura. La mia monnezza, negli ultimi due anni, e’ sempre stata arancione.

C’era un Sainsbury’s enorme nel paese vicino al villaggio in cui ho abitato. Ero lo svago domenicale, fare la spesa. Forse non era il modo piu’ eccitante di passare il mio giorno libero, ma a me piaceva molto. Mi dava un senso del passare del tempo, delle settimane e dei mesi. Il latte tutte le settimane; una volta al mese la confezione grande di yorkshire tea. Si capivano anche le stagioni da Sainsbury’s: a Natale le mince pies, in primavera il Pimm’s.

Quindi eccoci alla fine della bottiglia: questa e’ la sua storia, e anche la mia.

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