La mia verita’ sul vivere all’ estero

Mi e’ capitato spesso, di recente, di incorrere in articoli, video, interviste dei cosiddetti “Italiani all’ estero”. Le due posizioni predominanti che emergono da questi racconti sembrano essere di due tipologie polarmente opposte: l’ anti-patria o l’ amarcord.

“Andatevene dall’ Italia!”; “Lasciate ogni speranza!”.

“Ah come mi manca il bidet!”; “Ma dove lo vendono il pan grattato per fare la cotoletta alla milanese?”.

Leggendo questi moniti così estremi, così italiani, mi viene da sorridere. Perché e’ tutto vero, ma credo che creare una vita in un paese nuovo sia una storia ben diversa e molto meno romantica.

Dato che, mio malgrado, rientro nella spocchiosa e stereotipata categoria degli “Italiani all’estero”, mi e’ sembrato naturale voler esprimere la mia opinione e condividere la mia esperienza da immigrata.

Sono cinque anni che vivo in Inghilterra. Il mio esilio volontario e’ iniziato subito dopo la maturita’ quando, a 18 anni, mi sono trasferita da sola a Londra per un corso pre-universitario. Nei miei primi sei mesi i miei unici amici sono stati i miei vicini di casa romani e la mia compagna di corso, anche lei di Roma. Ho imparato il Romano. Ho imparato che gli Inglesi amano il “politically correct”, ma se li inviti a una festa ognuno si porta la scorta di alcool privata. E mi sono resa conto di quanto fossi Italiana. Quanto mi manca il bidet!

Ma c’ era anche l’ impagabile libertà del vivere da sola. Vivere in una metropoli enorme, meravigliosa e sempre nuova. La civiltà che permette di tornare a casa da sola con l’ autobus alle tre del mattino. Il servizio clienti che si scusa e ti rimborsa. I mezzi di trasporto impeccabili. Andatevene dall’ Italia!

L’anno seguente mi sono trasferita a Leeds per un corso di laurea triennale. Non un Italiano (all’estero) in vista. Gli Inglesi del Nord (notoriamente piu’ amichevoli) sono stati buoni con me. Tanto che ho iniziato, di buon grado, a lasciare ogni speranza di tornare a vivere in Italia. Ho sostituito l’ acqua col tea e latte (niente zucchero), ho rimosso il concetto di primo-secondo-contorno, e mi sono preparata a fare l’ immigrata integrata che non si guarda indiero se non per compiangere le disgrazie degli ormai ex compatrioti.

Capitolo terzo, finisce l’ università. Trasferimento nella citta’ natia del mio compagno (ovviamente English). Non conosco nessuno, le bollette si accumulano mentre aspetto di iscrivermi al corso di studi successivo. Ed improvvisamente tutto di questo paese comincia a darmi fastidio. La mancanza delle persiane, la mancanza del miscelatore dell’ acqua calda nel rubinetto del bagno, la mancanza di parlare in italiano e di poter mandare la gente affanculo nella mia lingua. Voglio il pan grattato. E anche il bidet. E mi sono ricordata che mi manca la vita che avevo prima di partire.

Nell’arco di cinque anni sono passata da un militante “Andatevene dall’ Italia!” a uno sconsolato desiderio di casa.

Quindi qual’ e’ la verita’? La verita’ e’ che trasferirsi e immergersi in una cultura nuova e’ molto più di uno slogan, ma paradossalmente e’ anche molto più semplice. La si affronta come si affronta la vita di tutti i giorni, perché la quotidianità (ovunque essa si manifesti) ha sempre una dose di problemi da risolvere.

Non e’ facile essere liberi e non e’ facile diventare adulti. E più di tutto, questo per me ha significato vivere all’ estero: diventare adulta. Fare da sola le cose che mi riguardano senza potere (o volere) chiedere aiuto a nessuno. L’ eta’ adulta e’ il grande paese straniero dove prima o poi ci trasferiamo tutti.

Se potessi, nonostante la mia limitata esperienza di vita, darvi un consiglio, immigrati e non, sarebbe questo: smettetela di lamentarvi, ovunque voi siate. Se l’ Italia non fa per voi andatevene, se vi siete stufati di fare i martiri esiliati tornate a casa o cambiate paese.

If you don’t like something, change it. If you can’t change it, change your attitude. Don’t complain.”

Maya Angelou

La verita’, per me, e’ che per quanto mi possa inglesizzare saro’ sempre Italiana e certi aspetti della mia cultura adottiva rimarranno sempre un mistero incomprensibile e incondivisibile. Ma ora so che la mia vita non deve essere una scelta fra Italia e Inghilterra. Ogni giorno sara’ diverso e ogni giorno prendero’ le mie decisioni per me stessa. Ovunque io sia.

14 thoughts on “La mia verita’ sul vivere all’ estero

  1. Bellissimo articolo, davvero. Che apprezzo ancor di piú perché capita in un periodo di profonde riflessioni anti-italiche, le prime di una vita passata a difendere un paese in cui credevo valesse la pena restare, potendo. Io sono una immigrata interna, ma invece che muovermi da sud a nord ho fatto il percorso inverso, lasciando dietro di me una folla divisa tra il “beata a te che vai al caldo” e il “pazza che non sei altro”. E dopo cinque anni mi sono trovata a fare le tue stesse riflessioni, oscillando tra la nostalgia dei tortelli e l’entusiasmo per il pesce mangiato a dicembre su una terrazza in riva al mare siciliano con venti gradi e un cielo azzurrissimo. La nostalgia di casa é intermittente e si riaccende quando il quotidiano si fa meno avventuroso e piú routinario nelle piccole problematiche. Oltretutto sono convinta che sia facile dire italia. Ma la distanza geografica tra nord e sud fa si che davvero ci siano differenze enormi. Io, emilianissima, ho finito per sentirmi meno straniera in olanda rispetto a quanto non mi sia sentita a volte in sicilia. Hai ragione. Di fatto la percezione di estraneitá é una questione che ben poco ha a che fare con i luoghi che ti trovi ad abitare, ed é piú legata al divetare adulti. Se non puoi cambiare le cose, o la tua latitudine, pensare che tutto il mondo é paese aiuta un po’ e fa sorridere. Ah. Quello che i siciliani intendono per ragú é ancora un mistero.

    • Cara Monica, grazie mille del tuo commento. Davvero non me lo aspettavo che fosse un argomento così dibattuto, quello del sentirsi piu’ o meno italiani, più’ o meno all’estero. E’ molto bello vedere che nonostante quello Italiano non sia tra i popoli più patriottici (rispetto all’America, per esempio), abbiamo un’identità’ ben precisa che prima o poi si manifesta. Sono d’accordo con te quando dici che anche uno spostamento interno fra Nord e Sud dell’Italia sia comunque un cambiamento sentito. Ma secondo me quello che veramente arricchisce e’ un po’ soffrire il cambiamento. Diffido delle persone che cambiano senza farsi domande.
      Un forte abbraccio!

  2. Ciao!
    Grazie per condividere queste vostre riflessioni.
    Non ti nego che mi sono un po’ commosso leggendo alcuni passi del tuo articolo.
    Io sono un ingegnere di 29anni che si e’ trasferito in California subito dopo la laurea. Ho sempre avuto la fortuna di viaggiare per il mondo, dapprima con mia mamma e poi da solo, imparando ad apprezzare ed accettare le culture e i punti di vista diversi dai nostri.
    La curiosita’ e’ sempre stata la mia luce guida e la necessita’ di non sedermi comodamente nella poltrona di casa (dove si sta parecchio comodi) ma di continuare ad esplorare il mondo ha prevalso.
    Adesso lavoro in una delle piu’ grandi societa’ di microchip del mondo, ho un gran bello stipendio, vivo in una splendida citta’, ho un sacco di opportunita’, etc, etc…ma ogni sera prima di andare a dormire il pensiero che mi ronza per la testa e’ sempre lo stesso: “Avro’ fatto la scelta giusta?” …e spesso la risposta che mi so dare e’ che se continuo a chiedermelo vuol dire che forse tanto giusta non lo e’.
    Non credo pero’ sia questa la verita’.
    Credo piuttosto che sia una domanda piu’ che lecita, credo che, come avete gia’ menzionato voi, nonostante gli italiani non siano il popolo piu’ patriottico del mondo, abbiamo qualcosa di forte che ci lega all’Italia. Io in particolare (da fiorentino verace) la cosa che mi manca di piu’ e’ la mia splendida citta’.
    E’ la cosa che rispondo sempre alla domanda che tutti mi fanno: “cosa ti manca di piu’ dell’Italia?” – Mi manca la mia citta’, i profumi, i modi di dire, gli scorci, le vie, questo mi manca.
    Ho la fortuna di abitare a San Diego, citta’ bellissima, ricchissima, pulitissima e ordinatissima ma comunque e ovunque vada Firenze e’ un tatuaggio indelebile che il mio cuore si portera’ sempre dietro e vi giuro non passa un giorno in cui non ci pensi.
    In California la cultura on the road (solo quella c’e’) e’ ancora molto forte e l’influenza dei suoi pensieri tramite Kerouac, Steinbeck, la fa da padrone, invitandoti a riflettere in ogni momento. Inoltre la sera, quando il sole tramonta sul Pacifico, arriva il momento piu’ bello ed emozionante ma allo stesso tempo piu’ tragico; i colori e la quiete sono mozzafiato, cosi’ come i pensieri e le riflessioni che faccio dentro di me: la mia citta’, la mia famiglia, la mia carriera, la mia vita…la cosa che mi da la forza di continuare a fare del mio meglio e’ l’orgoglio che sento da parte di mia mamma quando ci sentiamo.
    L’altro giorno ho fatto colazione con un homeless (ce ne sono molti qui a San Diego) e parlando appunto di questi miei pensieri mi fa: “If you don’t like where you are and what you’re doing change it, you’re not a three!”

    Cambiare vita per me e’ stato tanto facile quanto difficile, ma credo che il problema non sia fare il passo iniziale, ma continuare a camminare dopo che la terra sotto i tuoi piedi si e’ trasformata…

    Ciao e grazie ancora,
    Lorenzo

    • Ciao Lorenzo,
      grazie a te per questa bellissima risposta e per aver condiviso la tua esperienza. Mi da una grande forza vedere quanto il legame con l’ Italia sia un sentimento così’ condiviso, nonostante le difficoltà’ del nostro paese e del vivere nel nostro paese (da cui nascono la maggior parte delle decisioni di guardare oltre le Alpi ed altri confini geografici). Mi consola anche constatare che il dubbio rimanga sempre, il famoso “Avro’ fatto la scelta giusta?”, e sono d’ accordo con te, il difficile e’ perpetrare la scelta che si fa. Come dice il saggio homeless non siamo degli alberi e quindi abbiamo la fortuna ma anche l’ onere di poterla fare una scelta, e forse questo e’ quello che veramente conta.

      PS: mi vergogno immensamente, ma non sono stata mai a Firenze (fatta eccezione per la stazione degli autobus dove ho preso il bus per Piombino). Dovro’ rettificare questo mio buco nero geografico.

      PPS: in college a Leeds ho conosciuto una ragazza di San Diego, che data l’ enormità di San Diego non dovrebbe stupirmi, ma mi fa sorridere il fatto che all fine due Italiani sconosciuti si facciano una chiacchierata su internet ed abbiano tanto in comune.

  3. Ciao Caterina,
    ho 28 anni e da 1 vivo in Albione. Mi è nata l’idea di cercare esperienze di chi vive all’estero e così mi è apparso il tuo sito nei risultati di ricerca.
    Mi piace la tua storia, il percorso intrapreso e il modo in cui lo hai narrato. Inoltre (ed è ciò che mi ha spinto a scriverti) casuale coincidenza, Oxford è stata la città in cui sono arrivato lo scorso anno e che ho lasciato il primo Agosto per trasferirmi a Leeds. Percorso inverso, curioso no?
    Indelebile ricordo della prima sensazione provata mentre percorrevo Banbury road verso Kidlington, paese in cui vivevo. Strade, case, alberi; la diversità che colpisce l’occhio e che diventa familiare di lì a poco. Mi succede ogni qual volta vedo un posto nuovo, così è stato anche per Leeds ma l’impatto, beh; non direi proprio positivo.
    Sono partito dall’ Italia a cuor leggero ma consapevole di ciò che mi aspettava, così mi sono rimboccato le maniche e con volontà impegno e determinazione ho affrontato le fatiche iniziali.
    Il primo periodo, se vissuto col giusto spirito è davvero bello: tante novità, voglia di imparare la lingua, conoscere persone e culture diverse etc… Poi quando tutto si stabilizza iniziano (almeno per me) ad alternarsi alti e bassi, malinconia che cresce soprattutto in inverno nelle brevi e grigie giornate inglesi, dove per mesi la pioggia è protagonista; ed è proprio in quei momenti che provo nostalgia di casa.
    La verità a parer mio è che L’ Italia ha un’identità storica e culturale unica, che la rende così bella in ogni dove, e forse coscienti di questo siamo accomunati tutti dallo stesso stato d’animo quando viviamo all’estero. Una leggera ma costante fastidiosa percezione.

    Per quanto riguarda la cultura, si, siamo diversi, e una tra le cose che maggiormente mi pesa qui nel ” paese delle tendine e degli allarmi” è il loro concetto di “pulizia”. Alquanto astratto effettivamente! Così come “lo sguardo fuggente” delle persone che si incrociano camminando per strada. È stata la prima differenza che notai, il che ricordo piuttosto frustrante; ci misi un pò ad abituarmici.

    Ad essere onesto caratterialmente sono un brontolone, ma non lo esterno molto, credo che però fortunatamente siamo tutti in possesso di una cosa preziosa chiamata ” Libertà”. Libertà di scegliere, liberi da costrizioni. Vivo giorno per giorno, nessuno mi ha imposto di espatriare, nessuno mi obbliga a rimanere, ma è anche difficile lasciare ciò che si è costruito. Credo che rimuginare e pensare se la scelta è giusta o meno sia Umano. Siamo esseri viventi, dotati di emozioni e sensazioni, interagiamo col prossimo ma in primis con noi stessi…

    P.S. Grazie, e chissà, potrebbe capitare di conoscerci di persona un giorno.

    • Davide! Scusa la tardissima risposta, ci ho messo di più che se avessi usato un piccione viaggiatore. Non ci posso credere che abbiamo vissuto negli stessi posti, Londra e Oxford sono abbastanza comuni per gli Italiani, ma solo i veri avventurieri sopravvivono a Leeds. Condivido pienamente su tutto quello che hai detto della cultura Inglese, aggiungerei il loro amore sconfinato per quelli che io chiamo “i sistemi” (lavorativi, governativi, infrastrutturali, educativi etc.), che osservano con ligia idolatria ma che allo stesso tempo li svantaggia nel creare rapporti umani. Ma questo e’ un discorso antropologico da bar. Scrivimi pure al mio indirizzo (c’ e’ una pagina “contact” con una forma che arriva direttamente alla mia posta), possiamo organizzare una merenda a Londra o Oxford!

  4. Ciao Caterina, ho 36 anni e vivo all’estero da quasi tre mesi. Ho scelto di seguire il mio fidanzato che lavora a Francia. Poiché in Italia non è facile trovare lavoro, siamo partiti col progetto di non tornare per crearci una nuova vita qui. Anche se laureata ho scelto di iscrivermi nuovamente all’università per preparare un concorso che mi permetterà di insegnare l’italiano in Francia( l’insegnamento è un mestiere che mi appassiona ed è attinente ai miei studi); per seguire però i corsi devo spostarmi in un’altra città e così dopo aver provato varie alternative: covoiturage prima come passeggera poi come conduttrice,(nel frattempo abbiamo acquistato un’automobile per facilitare i miei spostamenti) ho optato per l’abbonamento al treno, super costoso ma più pratico e meno rischioso.
    In realtà non sono mai stata totalmente convinta di questa scelta e ma in mancanza di lavoro ho accettato la proposta del mio fidanzato.
    Tours è fantastica, amo il mio compagno e la convivenza va bene, io però ho nostalgia della mia famiglia, degli amici, dei paesaggi, dei profumi, della vie arabe del centro storico della mia citta, Palermo e, più di ogni altra cosa del mare. Mi è dunque capitato di chiedermi: Ma ho fatto la scelta giusta?
    Non riesco a godere della bellezza del luogo in cui risiedo forse perché sono sempre in viaggio e rientro in serata, forse perché ancora non ho amici, forse perché ho qualche problema con la lingua (ancora oggi quando squila il telefono o vengo chiamata ho un certo timore a rispondere per paura di esprimermi non correttamente).In Sicilia, ho in mente un progetto legato all’autoimprenditorialità e visto che non sono più giovanissima, sarei pronta a rischiare, ma lasciare la Francia significa perdere anche il mio fidanzato che invece non ha nessuna crisi di nostalgia ed è sempre più convinto di voler vivere all’estero, probabilmente è troppo presto per prendere delle decisioni, forse, nonstante la mia età, non sono ancora diventata adulta o è solo un momento di sconforto.

    Grazie per raccogliere il mio sfogo.

    • Cara Francesca, grazie per aver condiviso la tua esperienza. So già che rispondendoti finirò’ in un discorso presunto filosofico infinito, perdonami. Credo che per quanto riguardi le scelte che facciamo nella vita, di qualsiasi entità esse siano, ci sia una cosa molto importante da ricordare: non esistono scelte giuste o sbagliate. Le decisioni che prendiamo rispondono a milioni di altre decisioni e dibattiti che affrontiamo dentro di noi ancora prima di arrivare ad una scelta finale. Di conseguenza non si tratta di scelte indipendentemente giuste o sbagliate, buone o cattive, ma decisioni che hanno dei pro e dei contro, qualunque sia l’ esito. Quindi secondo me la domanda giusta da farsi non e’ “Ho fatto la scelta giusta?” ma piuttosto “Ha senso la scelta che ho fatto in questo momento?”. Questo presuppone che ogni scelta fatta sia giusta sotto alcuni aspetti ed allo stesso tempo sbagliata secondo altri, ma l’ importante per me e’ giustificare e noi stessi le nostre scelte in luce del significato che assumono quando le prendiamo. Nel tuo caso la scelta di partire col tuo fidanzato ti sembrava sensata nel momento in cui l’ hai presa e hai deciso, con grandi sacrifici, di cambiare la tua vita. Ora che stai vivendo le conseguenze della tua scelta hai dei momenti di dubbio, ma questo più che un ricredersi riguardo a quella scelta iniziale (“Ho fatto la scelta giusta tre mesi fa?”) dovrebbe essere chiedersi “Ha senso quello che sto facendo ADESSO?”.
      In tutto questo non so nemmeno se ha più senso quello che ti sto scrivendo io. In sintesi volevo dirti che forse e’ meglio prendere delle piccole decisioni giorno per giorno, senza pianificarsi la vita, che tanto fa quel che vuole. Hai passato tanti cambiamenti in tre mesi, vedrai che appena ti sarai creata una routine vedrai le cose con più chiarezza. Un po’ di malinconia c’ e’ sempre, ma quella e’ importante per ricordarci chi siamo.

  5. Grazie cara Caterina per il supporto. Un abbraccio ed un grande in bocca al lupo per la tua vita e la tua carriera musicale! 🙂

  6. Ciao Caterina, sarà perchè forse ho letto il tuo articolo mentre ascolto “I giorni” di Einaudi ma mi hai fatto emozionare.

    E’ la prima volta leggo qualcosa di veramente sensato sulla questione. E quanto odio gli estremi! Non sopporto più chi “sputa sul piatto dove ha mangiato”, o chi proclama che in Italia fa tutto schifo. Vivo a Londra da due anni, brevi, intensi, emozionanti e di forte crescita umana.
    Proprio qui sto cominciando a capire che i soldi non sono tutto. Cercavo carriera, esperienza e soldi, li ho ottenuti ed ora mi manca quello è un caffè al centro di Roma (mia città di origine), le discussioni al bar la mattina.
    Sono tornato a Roma questo weekend e mi sono sentito piccolo: ero a fare un aperitivo, ho pagato e mentre voltavo le spalle non una, non due, ma tre persone che lavoravano al bar mi hanno salutato. Mi sono girato, ho chiesto scusa, ho risalutato e sono uscito.

    L’Italia fara’ anche schifo, ma alcune persone che ci sono sono impagabili: riusciamo a ridere, scherzare, e trasmettere qualcosa anche se siamo in crisi e non abbiamo la tanto bramata “pecunia”.

    Sono in procinto di accettare un offerta da Roma, ho molta paura ma al solo pensiero mi viene da piangere!
    E’ stupido seguire quello che ho perso qui, ossia le emozioni?

    • Caro Daniele, non sai che piacere mi fa che tu mi abbia scritto e abbia condiviso la tua esperienza. Innanzitutto perche’ mi conferma un sospetto che ho sempre avuto ma che poco si vuole ammettere: l’Inghilterra e’ un paese, per noi Italiani, molto piu’ straniero di quello che si pensa. Siamo in tanti, giovanissimi, che hanno pravato l’esperienza di una vita all’estero. E anche con tutti gli aspetti positivi che ne coseguono, alla fine quello che veramente rimane, almeno per quanto mi riguarda (e deduco tu abbia provato la stessa cosa) e’ la consapevolezza, forse mai provata prima, di non poter essere altro che Italiani. E anche se il concetto di Italia e’ diversissimo da regione a regione, da citta’ a citta’, quello che la accomuna e’ il calore delle persone che ti fanno sentire a casa. Io sono tornata nel Giugno di quest’anno. Avevo finito i miei studi, ma sinceramente era finita anche la voglia di vivere in Inghilterra. Ci sono momenti in cui mi mancano piccole cose a cui, dopo sei anni, mi ero abituata della mia vita inglese. Ci sono anche momenti in cui mi sembra di impazzire nell’attesa di costruire una vita lavorativa consistente, cosa che da libera professionista e’ piu’ che mai un’impresa. Ma non mi sono pentita della scelta di tornare. Anzi, sto sviluppando uno strano senso del dovere nei confronti del mio paese, espresso ovviamente nei piccoli contesti in cui opero, per cui ho un nuovo desiderio di contribuire al suo cambiamento e al suo sviluppo.
      Come scrivevo ormai tre anni fa, secondo me bisogna conoscere le proprie esigenze, essere sinceri con se stessi, riconoscere quando queste cambiano e avere il coraggio di fare quello di cui abbiamo bisogno. Se tu hai bisogno di tornare a Roma, torna a Roma, tornare non e’ una sconfitta. La vera sconfitta sarebbe, a vent’anni, fare una vita che non ti piace. Tanti auguri per la tua vita e buon ritorno (?).

  7. Hi Caterina, thanks for your story, I lived in Pakistan for the first period of my life, then move around the world with my family, due to my fathers job. Lived in the US, France, South Africa, China, Emirates, for periods not shorter that 2 years, lived in Italy as well. Pakistan is not Italy, sometimes I go there to visit parents, but I know that things won’t change, living in Italy I noticed that this country has a big potential but things are not gonna change, corruption, insecurity and bad manners will continue to be part of the country’s DNA, you choose the way you want to live, that’s all. 🙂

    • Hi Jalal, thank you for your comment and for sharing your story. I agree with you, it’s all about choosing what kind of life you want for yourself and what place it is best for achieving that life. I moved back to Italy a year and a half ago, and I am very happy. Sometimes I miss the civilization of the UK, but I feel that this where I grew up and where I really feel at home. All the best for your life!

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