Star Wars: il ritorno del femminismo?

ATTENZIONE: il seguente testo e’ stato scritto in maniera infervorata. Contiene un contenuto sempre maggiore di scurrilita’. Vietato ai minori. Oppure leggetelo, tanto non posso farci niente.

Come ogni famiglia che si rispetti, al fine di evitare il prolungarsi dell’ineluttabile pranzo di Natale, il pomeriggio del venticinque, dopo il panettone ed una veloce tombola di rito, ci siamo trascinati al cinema. La scelta e’ unanimemente ricaduta su quello che gia’ si annunciava come film dell’anno, vuoi per non sentirsi esclusi da ogni conversazione cinematografica da qui a Febbraio, vuoi per una genuina curiosita’.

Ad una superficiale revisione non si puo’ dire che il film non abbia offerto tutto quello che ci si poteva aspettare: spade, attori riesumati, set riesumati, continue citazioni di capitoli precedenti che compiacevano i fan e che tutti gli altri fingevano di cogliere. Gradualmente pero’ ho percepito un progressivo infastidimento, come quando si e’ seduti da troppo tempo e ci si accorge solo dopo diverse ore di avere le mutande fuori posto.

Innanzitutto e’ apparso sempre piu’ palese il subdolo criterio di casting per questo ennesimo protrarsi del franchising. Non e’ difficile immaginarsi il palazzo di vetro holliwoodiano dove qualche grande mente avra’ apostrofato “Quale target non abbiamo ancora accalappiato con questa storia infinita di figli che ammazzano i padri e perdono le braccia?”; al che qualche altro capoccione avra’ risposto “Vediamo, fin’ora ci siamo assicurati tutta la popolazione maschile eterosessuale dai 4 ai 90 anni…ci mancano gli afroamericani e le donne!”. Novanta minuti di applausi.

E, accipicchia, guarda che ti ritrovi nei panni dei due protagonisti del settimo capitolo.

Essendo io una donna, sono caduta nella trappola: “Ecco un personaggio femminile cazzuto!”, e’ stato il mio ingenuo pensiero. Eh no, perche’ l’unico motivo per cui la ragazza di Star Wars e’ “cazzuta” (un termine gia’ enormemente sessista in se’, e che quindi smettero’ di utilizzare in questo testo) e’ perche’ fa delle cose da uomo. Picchia, spara, guida le astronavi, aggiusta le cose. L’unica parvenza di femminilita’ traspare nella scena in cui convince le guardie a liberarla con il solo uso della “forza”, che non e’ altro che l’innato potere persuasivo femminile (ma forse gli uomini lo chiamano “rompere i coglioni”).

E’ ovvio, non volevo certo vedere un film in cui questa povera orfana combatteva per due ore con un infante sulle spalle e preparava la cena a tutti a fine giornata. Non sono nemmeno sicura di quanto universali siano le concezioni di “maschile” e “femminile” per poter fare un discorso del genere, o se sia io ad avere una visione pregiudicata di questi due poli. Allora mi sono posta una domanda che ho imparando leggendo Caitlin Moran; per individuare delle manifestazioni di sessismo e’ opportuno chiedersi “Anche gli uomini lo fanno? Anche gli uomini si pongono questo problema?”. Gli uomini sentono di dover creare dei personaggi maschili con delle forti qualita’ femminili per “migliorarli”? Evidentemente no, altrimenti Han Solo appena recuperato il Millennium Falcon si sarebbe rifiutato di andarci in giro senza prima averlo ridecorato.

Se poi mi chiedeste quale nuovo personaggio femminile avrebbero dovuto creare per questo benedetto Star Wars che ne so, sono un musicista non un direttore del marketing. Solo mi illudevo che il concetto di femminilita’ si fosse evoluto dal binomio donna-oggetto del desiderio o donna-che praticamente e’ un uomo. L’unica speranza ora e’ che nelle successive fasi di questa terza trilogia trovino il tempo per un coming out di C-3PO.

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