Benissimo e malissimo (IJD e Primo Maggio)

Ormai ho capito che con la pandemia è normale stare benissimo e malissimo in alternanza, di continuo. Mi sveglio e c’è il sole, sto benissimo: guardo i fiori del giardino di cui mia madre si prende tanto cura (che io degnavo appena di uno sguardo), e mi sento grata anche solo di avere gli occhi per vedere quanto sono belli. Arriva il pomeriggio, e sto malissimo: mi chiedo il senso di tutto, dello stare al mondo, di cosa voglia dire “essere in salute”; mi danno fastidio anche i fiori: guarda come se ne stanno lì, belli allegri, come se nulla fosse!

Oggi però il benissimo e il malissimo li ho sentiti un po’ di più, e vi spiego perché.

Oggi si celebra in tutto il mondo l’International Jazz Day: l’UNESCO ha deciso che questa musica, quella io che ascolto, suono e canto da quando ero bambina, merita una giornata tutta per sé; perché è un crogiolo di valori artistico-culturali, sociali e di inclusione senza eguali in altri generi musicali. Questo mi fa pensare che quello che faccio io, il mio lavoro, forse non serve solo ad “intrattenere” (che pure è uno scopo di tutto rispetto), ma applicato alla didattica mette insieme persone diverse, insegna a collaborare, a condividere, a creare. Così ho deciso di aderire ad un’iniziativa ideata da Claudio Angeleri (CDpM Bergamo) e Angelo Bardini (Piacenza Jazz Club), supportati da Il Jazz Va a Scuola in collaborazione con il Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti del Ministero dell’Istruzione.

Ho incontrato virtualmente, si sa, due classi di ragazzi ai due capi estremi dell’Italia: Azzano San Paolo (BG) e Galatina (LE). Poter condividere con loro la mia musica preferita, leggere le loro domande e commenti incuriositi mi ha riempito di un’euforia (sì, esatto, euforia è la parola giusta) che non sentivo da tempo. Grazie a questa iniziativa, gli organizzatori, gli insegnanti e i ragazzi che mi hanno ascoltata, ho sentito di nuovo di avere un posto, uno scopo, anche in questo “mondo nuovo” che ci tocca vivere. Per avermi fatto sentire per un attimo “importante”, li ringrazio di cuore; sperando di aver lasciato qualcosa anche a loro.

Adesso arriva la parte bruttissima. Perché domani in Italia si “festeggia” un’altra ricorrenza: la festa dei lavoratori; e credo che non ci sia proprio niente da festeggiare. Perché oggi il lavoro alla peggio è un rischio, uno sforzo massacrante; alla meglio è stravolto da nuove norme, digitalizzato, forse anche disumanizzato. Per me lavorare è diventato un privilegio, un miraggio in un futuro che nessuno conosce. Ma siccome lavorare è un diritto sui cui si fonda la nostra Repubblica, io vorrei che chi è al Governo si prendesse la responsabilità di trovare dei sistemi, dei protocolli per permettere a tutti (sì, anche a me) di lavorare. Perché nessun lavoro è inutile: ogni lavoro ha il suo posto nella società, per chi lo svolge e per chi ne usufruisce. E io il Primo Maggio voglio tornare a festeggiarlo.

 

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