Ritorno in Italia, giorno 120: reggiseni

Giorni fa sono stata colta dal panico di una sconcertante realizzazione. Sono sei anni che non compro un reggiseno in Italia. “E chissenefrega”, starete sussurrando mentre le vostre sopracciglia si inarcano e congiungono lievemente, il labbro inferiore si protende e il mento sembra ritrarsi, nell’espressione comunemente abbinata a tale pensiero.

Beh, per me questo e’ un problema. Perche’ non avendo piu’ quattordici anni da parecchio tempo, non posso piu’ recarmi con noncuranza da un comune Moltoprivati o Moltoprivatichee’lastessacosamacostamenoeiniziaconlaT (non volendo rischiare la querela ho usato degli pseudonimi, sono sicura che riuscirete a individuare da soli i negozi a cui mi riferisco). Di conseguenza, per cercare di allontanare nel tempo l’inesorabile e crudele effetto della gravita’, e non essendo abilitata a viaggiare e/o vivere nello spazio, l’unica soluzione e’ comprare dei reggiseni “da battaglia”. Ma soprattutto che siano strutturati secondo le esigenze pratiche del corpo di un essere umano femminile, e non quelle di supposta estetica maschile (che in ogni caso non hanno ancora imparato a slacciare dagli anni cinquanta, unica tragicomica consolazione delle donne).

L’Inghilterra, culla del femminismo e terra di donne con due taglie in piu’ rispetto alla media Italiana, era chiaramente l’habitat piu’ favorevole dove poter trovare una risposta alle mie esigenze. E’ infatti in questo paese che mi si e’ palesata la pionieristica concezione che per capire cosa “sta” e cosa “non sta” sono necessarie due misurazioni, una numerica e una in lettere, relative rispettivamente alla larghezza del torace e alla “stazza” del contenuto. E cosi’ ho scoperto di non essere piu’ solo un numero, ma anche una maiuscola, essenziale, soddisfacente, orgogliosa lettera.

E’ vero, negli ultimi tempi i grandi brand hanno avuto, anche in Italia, la rivoluzionaria realizzazione che la taglia di un reggiseno, che debba compiere il suo scopo per piu’ di due ore, non puo’ essere definita da un sistema che ha meno numeri del sudoku. Tuttavia non sono sicura di potermi fidare di questi negozi i cui cartelloni pubblicitari ritraggono donne bellissime che chiaramente non hanno le mie stesse necessita’. Dovro’ quindi aggiungere questo alla mia lista di contrabbando inglese: Yorkshire tea, curry powder e un reggiseno.

Pinkbra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...