Case da inglesi

Case inglesi

Una cosa che dell’Inghilterra non mi ha mai impressionato sono le case. Certo, se al proferire “case inglesi” la vostra mente dovesse proiettare una scena di “Downton Abbey”, o un ridente cottage dal tetto impagliato, o gli interni art nouveau dell’appartamento di Hercule Poirot, allora dovrei immediatamente dissentire da me stessa.

Purtroppo la concezione televisiva, cinematografica o cartolinesca che sia, trapelata nel nostro immaginario collettivo, non ha grande attinenza con la realta’ di insediamento medio del popolo inglese. Ci sono senza dubbio alcune scusanti da considerare come il passato barbarico nomade, la cui eredita’ risiede oggi nella tendenza all’abbandono, piu’ o meno consenziente, del nido genitoriale e la conseguente devozione all’affitto fino all’estinzione dei debiti universitari. Tuttavia, di rado mi e’ capitato di entrare in una casa inglese e scambiarla per l’Hobbit hole di Bilbo Baggins; credevo piuttosto di essere intrappolata nelle miniere di Moria (post “Lo Hobbit”, si intende).

Ecco quindi uno scandalizzato elenco di elementi abitativi che mi hanno sempre fatto guardare con sospetto alle case degli inglesi.

Il carpet

Una parola che, al solo proferirla, evoca in me un disgusto pari a quello provato al pensiero della consistenza dell’insalata russa (che, nella scala Richter del mio personale ribrezzo sensoriale tattile, e’ preceduta solo dall’eventualita’ di svegliarmi con un ragno addosso). Perche’ quando si parla di carpet non si tratta di un soffice, elegante, lussureggiante tappeto. No. Il carpet e’ un nauseabondo sudario isolante, disposto su ogni superficie socialmente accettabile, e spesso anche quelle inaccettabili. L’orrida pavimentazione si fa’ quindi ricettacolo dei segmenti annessi ad ogni essere vivente che si incammini su di essa, rendendola una raccapricciante scena del crimine della quotidianita’. Perche’ non solo e’ notoriamente magnete di una fauna di acari e varie forme di DNA umano, ma l’impossibilita’ di pulirlo in maniere soddisfacente, fa del carpet un insediamento sempiterno dell’orrore.

Le persiane

Credevo sinceramente che un popolo che fosse riuscito a colonizzare gran parte del mondo abitato, sarebbe stato perfettamente in grado di inventare, o perlomeno importare, le persiane. A quanto pare no. In sei anni non ho mai vissuto in una casa che sfoggiasse questa conquista dell’architettura del millennio scorso. Ancora una volta potrei essere comprensiva e considerare il fatto che lo scopo di isolamento termico delle persiane, attraverso la minimizzazione della luce, poco si addice alle esigenze abitative di un paese che non abbonda ne’ di luce ne’ di caldo. Eppure mi rifiuto di accettare che un essere umano sia impossibilitato a dormire in un’oscurita’ tombale, se cosi’ desidera (che chiaramente e’ l’unico modo in cui riesco a dormire io). A nulla vale il pietoso utilizzo di tende pesanti o cerate, il potere della persiana e’ insostituibile, e sono fiera che il mio popolo sia stato cosi’ lungimirante da trarne i benefici.

Finestre in bagno

Il lusso dei lussi. Quello che dovrebbe costituire un requisito igienico basilare, in un paese in cui l’isolamento termico e la resa degli spazi abitativi rappresentano l’unica priorita’, diventa un accessorio da prime real estate, o il lavoro di un architetto poco furbo. Solamente nei mie ultimi due anni di vita inglese sono riuscita ad emanciparmi dalla schiavitu’ del connubio luce-ventola in sostituzione agli elementi naturali, e mi sono riappropriata del piacere di aprire la finestra del bagno.

I tre sopracitati sono solo alcuni dei piu’ eclatanti elementi di sconforto abitativo che ho provato nei miei anni da immigrata. Un’osservazione piu’ ampia riguarda pero’ il modo di abitare degli inglesi. Sara’ stata una mia impressione culturale, ma non ho mai provato, entrando in una casa British, quel senso di cura, di familiarita’, di “nido” che si prova entrando in una casa italiana. Le stanze sono sempre troppo buie, le scale troppo strette e i soprammobili troppo incoerenti. E quindi saremo diventati pietosi anche nell’ultimo baluardo di orgoglio nazionale, il calcio, ma in quanto a case e decorazione di interni siamo in vantaggio.

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